«Non ho i soldi per un avvocato». È uno dei motivi principali per cui molte persone, dopo un danno grave, rinunciano a chiedere ciò che spetta loro. È un peccato — perché nel risarcimento danni esiste una formula pensata proprio per chi è già stato penalizzato una volta.
Il compenso a percentuale sul risultato
Nel settore del risarcimento danni è prassi diffusa il compenso a percentuale: l’avvocato concorda una quota del risarcimento effettivamente ottenuto. In pratica:
- Nessun anticipo sull’onorario al momento di affidare il caso.
- Il compenso si calcola solo se e quando si ottiene il risarcimento.
- Se non si ottiene nulla, non c’è nulla da pagare a titolo di onorario.
È il senso del nostro impegno: paghi solo se otteniamo il risarcimento.
E le spese vive?
Vanno distinte dall’onorario. Sono i costi “di tasca” necessari alla causa, ad esempio:
- la consulenza medico-legale (fondamentale in malasanità e incidenti),
- le marche da bollo e i contributi,
- eventuali spese di CTU disposte dal giudice.
Sono sempre concordate in anticipo e in modo trasparente. In molti casi, vincendo, le spese legali vengono poste a carico della controparte.
Perché conviene farsi assistere (anche per le offerte)
Capita spesso che l’assicurazione proponga una cifra «per chiudere subito». Accettarla senza verifica significa quasi sempre rinunciare a una parte del dovuto. Una valutazione professionale, prima di firmare, può fare una differenza notevole — e con il compenso a risultato non comporta alcun rischio economico iniziale.
In sintesi
Chiedere quanto ti spetta non deve costarti un anticipo. La formula a percentuale esiste proprio per rendere la giustizia accessibile a chi ha già subito un torto.
Vuoi sapere se il tuo caso ha fondamento? La prima consulenza è gratuita. Te lo diciamo con onestà, senza impegno.